In breve

02/04/2018

Targa di ringraziamento al Gruppo di Valdengo


02/04/2018

Celebrata la cerimonia della benedizione della statua del alpino


02/04/2018

Dopo 47 anni si sono ritrovati, in occasione della cerimonia del cambio del Comandante al CAA di Aosta


02/04/2018

Fortunatamente esistono ancora persone di buona volontà ed impegno come Luigi Ploner, della Tecno Meccanica B.se di Camburzano.


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15/01/2018

Alessandro Barbero - Caporetto


Conferenza sulla disfatta di Caporetto a cura di Alessandro Barbero



Oltre 300 persone nella sede degli Alpini di Biella per assistere alla conferenza sulla disfatta militare di Caporetto, avvenuta nell’autunno del 1917. Relatore della serata di venerdì 12 gennaio Alessandro Barbero, storico, docente, scrittore e volto noto del pubblico nazionale per le sue apparizioni televisive in programmi culturali come Il tempo e la storia.

Dopo aver recentemente affrontato il tema in questione nella sua ultima opera storiografica, Alessandro Barbero ha esposto una retrospettiva del tutto inedita su una delle pagine più tragiche della storia italiana. Numerose le domande a cui lo storico ha provato a dare una risposta, offrendo alla nutrita platea una nuova ricostruzione di una delle battaglie più note della storia militare italiana. Tra il pubblico erano presenti, oltre al presidente della sezione Alpini di Biella Marco Fulcheri, anche il primo cittadino Marco Cavicchioli e il consigliere regionale Vittorio Barazzotto.  

(Fonte News Biella)


lo storico Alessandro Barbero ci offrirà una nuova ricostruzione della battaglia e il racconto appassionante di un fatto che ancora ci interroga sul nostro essere una nazione.

Da cent’anni la disfatta di Caporetto suscita le stesse domande: fu colpa di Cadorna, di Capello, di Badoglio? I soldati italiani si batterono bene o fuggirono vigliaccamente? Ma il vero problema è un altro: perché dopo due anni e mezzo di guerra l’esercito italiano si rivelò all'improvviso così fragile? L’Italia era ancora in parte un paese arretrato e contadino e i limiti dell’esercito erano quelli della nazione. La distanza sociale tra i soldati e gli ufficiali era enorme: si preferiva affidare il comando dei reparti a ragazzi borghesi di diciannove anni, piuttosto che promuovere i sergenti – contadini o operai – che avevano imparato il mestiere sul campo. Era un esercito in cui nessuno voleva prendersi delle responsabilità, e in cui si aveva paura dell’iniziativa individuale, tanto che la notte del 24 ottobre 1917, con i telefoni interrotti dal bombardamento nemico, molti comandanti di artiglieria non osarono aprire il fuoco senza ordini. Un paese retto da una classe dirigente di parolai aveva prodotto generali capaci di emanare circolari in cui esortavano i soldati a battersi fino alla morte, credendo di aver risolto così tutti problemi.




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  • Val Sangone

    18/12/2016

    Protezione civile

    Nei giorni 7,8,9 Ottobre si è svolta l'esercitazione di protezione civile del 1° Raggruppamento in Val Sangone

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