In breve

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10/12/2018

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01/11/2018

Restaurato il Ponte degli Alpini


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27/02/2019

Editoriale del presidente


Noi..reduci della naja



La nostra Associazione compie il suo primo secolo, inevitabile una riflessione su questo importante compleanno. Credo che questi cento anni si possano riassumere in quattro significativi momenti.

Il primo, al termine della Grande Guerra, quando dalle ceneri di quella immane tragedia, come araba fenice per non dimenticare, i Reduci divennero Padri fondatori, accendendo una fiaccola fatta di identità, valori e memorie da trasmettere: in altre parole la missione della nostra Associazione.

Il secondo, quando quella fiaccola fu riaccesa da altri Reduci al termine della seconda guerra mondiale, che fecero rivivere l’Associazione.

Il terzo, quando la fiaccola portata dai nostri Alpini e volontari accorse nel 1976 in Friuli dopo il terremoto: momento di svolta, che ci ha trasformato da pura Associazione d’arma anche in Associazione attenta ai bisogni delle nostre comunità, dei nostri territori. Io considero il Friuli e tutti i successivi interventi anche un metter in pratica la nostra Preghiera, quando recita rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria: anche le calamità naturali sono minaccia!

Il quarto, l’oggi che personalmente ci riguarda: noi siamo i reduci della naja, ben consapevole dell’enorme differenza tra un Reduce che ha attraversato una guerra e noi che abbiamo attraversato la leva. Adesso tocca a noi tenere alta la fiaccola avuta in eredità da chi ci ha preceduto e guai farla spegnere per accidiosa pigrizia! E’ nostro obbligo morale verso chi l’ha portata prima di noi non solamente custodire, ma soprattutto tramandare i nostri valori e le nostre memorie. Dobbiamo farlo non solo per noi, ma per la nostra Italia, perché tutto ciò che custodiamo dobbiamo affidarlo alle nuove generazioni perché queste facciano altrettanto.

Non farlo non sarebbe da Alpini, da Amici degli Alpini e da Aggregati.

Per questo dobbiamo con caparbietà continuare la battaglia per il ripristino della leva obbligatoria: anche se battaglia ardua, non scendiamo a compromessi su soluzioni alternative. Ovvio che certe situazioni internazionali possono essere affrontate solo da professionisti, ma creare un corpo ausiliario che li affianchi in Patria, con le stellette però, non come cooperativa o chissà cos’altro, son certo che aiuterebbe i nostri giovani a ritrovare il rispetto dei valori, a riportarli in montagna, a condividere l’esperienza di vita in comune, ad apprezzare la solidarietà che nasce con il sacrificio fatto per aiutare chi marcia al tuo fianco!

Abbiamo ancora i numeri per far sentire la nostra voce, per trasmettere ai giovani i nostri ideali, altrove dispersi: solo così facendo son certo che la nostra amata Associazione potrà guardare con fiducia al suo secondo secolo! Ma per far questo serve un esame di coscienza da parte di tutti, dobbiamo innanzitutto farci una domanda: che spazio ha l’ANA nella mia vita o, meglio, che spazio offro all’ANA nella mia vita ? Non è calzando il Cappello ogni tanto, quando abbiamo un ritaglio di tempo o nient’altro altro da fare, che costruiremo un futuro positivo; la fiaccola deve essere conservata accesa nei nostri cuori e innalzata tutti i giorni: solamente con un costante e quotidiano impegno da parte di tutti ci illuminerà la strada dandoci indicazioni e stimoli indispensabili per raggiungere nuovi e ambiziosi obiettivi: tutti, ma proprio tutti, dobbiamo sentirci parte attiva del nostro Gruppo, della nostra Sezione.

Non indossiamo il nostro Cappello come un copricapo semplice simbolo di appartenenza o ricordo della nostra gioventù, ma trasformiamolo in esempio: importante è ESSERE, non apparire Alpino!

Il nostro domani potrà anche essere in salita, ma non dobbiamo averne paura, dobbiamo affrontare le difficoltà un passo dopo l’altro, come facciamo sulle nostre amate montagne; ci costruiremo il nostro futuro  armati come siamo di fede e di amore nel custodire e tramandare i valori dei nostri Padri fondatori, dei nostri Reduci, dei nostri Veci. Impediamo che i malesseri della società finiscano per influenzare anche la vita associativa.

Questi dovranno essere i nostri scopi associativi, i nostri traguardi da raggiungere all’alba del nostro secondo secolo: essere presenti, partecipare alle nostre molteplici attività, fare in modo che la nostra vita alpina sia vera e non sopportata con malcelata indifferenza. Secondo me, se non capiamo questo, ma di quale alpinità, di quale vita associativa staremo a discutere?

Vi chiedo di riflettere su queste mie considerazioni, non pretendono di essere nient’altro che proposte per proseguire nel modo migliore il cammino, che sono certo impegnandoci riusciremo a percorrere, perché se molte realtà sono cambiate, lo spirito, la nostra voglia, la nostra determinazione, la nostra semplicità e serenità nella concretezza del fare sono rimaste quelle di sempre e questo non può che lasciare spazio alla speranza in un futuro sereno, non solo per la nostra Associazione, ma anche per la nostra amata Italia che ha e avrà sempre bisogno dei suoi Alpini!

Chiudo, ringraziandovi per l’attenzione, parafrasando le parole del Beato Don Carlo Gnocchi:

per far bella l’A.N.A. ci vuole il coraggio degli Alpini, ci vuole l’amore per la terra degli Alpini, ci vuole la sobrietà degli alpini, la religiosità degli Alpini.

 

Il presidente sezionale

MARCO FULCHERI



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    Nei giorni 7,8,9 Ottobre si è svolta l'esercitazione di protezione civile del 1° Raggruppamento in Val Sangone

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