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28/09/2020

La "mia" naja: il ricordo




Tutti ricordiamo, ma… cos’è il ricordo? Rispondere a questa domanda non è facile. Comunemente il ricordo è il riportare alla memoria fatti, emozioni e situazioni sostanzialmente lontane, intime, per riviverle: non è quindi semplice descrivere in poche righe cosa ha significato per me un anno di vita dedicato al servizio militare!

L’esser convocato dai Carabinieri per la consegna della “cartolina” per la chiamata alle armi, la curiosa ricerca, anno 1980 e internet non esisteva, di qualche notizia in più su Belluno, mia destinazione per il CAR e di come arrivare alla Caserma Salsa, sede del Battaglione Alpini Belluno, sono i primi ricordi che vengono alla mente sfogliando un album di fotografie ormai ingiallite!

L’arrivo in caserma e poi, questa sì la vera prima emozione o forse meglio il primo vero rendersi conto che qualcosa stava cambiando nella mia vita, il momento della vestizione, quando guardandomi attorno, improvvisamente un gruppo colorato di ragazzi si era trasformato in un’unica macchia verde oliva!

Da qui un susseguirsi di novità, entrare lentamente a far parte di un mondo prima sconosciuto, fatto di ordini, esercitazioni, marce, corvée che pian piano ti facevano conoscere meglio i tuoi compagni di Plotone ed erano il germe per la nascita di amicizie profonde e durature. Tanti sarebbero gli aneddoti, immagino comuni a tutti: come scordare le interminabili file alla cabina telefonica col timore di non aver gettoni a sufficienza, l’ansia il giorno del Giuramento, la prima licenza.

Poi al termine del CAR la partenza verso Trento, Caserma Pizzolato: anche qui nuove esperienze, tanti nuovi amici; amicizie vere, che trasformavano le notti del tanto atteso congedo in ore di intensa commozione e lacrime, con l’impegno di non perdersi di vista, di ritrovarsi: promesse che spingono tantissimi di noi ogni anno a ritrovarci alle Adunate dell’Associazione Nazionale Alpini!

Io mi considero, dopo la sospensione della leva obbligatoria, un reduce della naja e, a distanza ormai di quasi quarant’anni dalla “cartolina precetto”, ripensando a quell’anno trascorso in divisa, credo mi sia servito soprattutto a capire il vero significato del termine senso del dovere.

Senso del dovere e del sacrificio non dovrebbero essere, non solo per noi che abbiamo avuto la fortuna di poter servire la nostra amata Patria, ma per nessuno, parole vuote. Per questo, secondo me, serve un ritorno della leva obbligatoria: perché i giovani di oggi avrebbero tanto bisogno di svolgere, certamente in modo diverso dalla nostra naja, un servizio per la nostra Italia, per capire che è più gratificante dare che ricevere, che dover dire qualche volta “signorsì” non è segno di debolezza, ma è senso civico e rispetto dell’autorità; serve perché è vivendo gomito a gomito che nascono le vere amicizie, in questo mondo social dell’apparenza, dove tutti hanno sul cellulare migliaia di amici che sono in realtà anonimi sconosciuti, e serve anche, perché no, per poter imparare a usare non solo virtualmente un badile e una carriola…

 

Marco Fulcheri
3/80 - Aiutante di Sanità
Presidente sezione di Biella
Associazione Nazionale Alpini



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