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29/10/2020

Esercito e sport


L’esercito, nella sua lunga storia in campo sportivo, assolve a un duplice compito: diffusione e promozione della pratica sportiva e conservazione del patrimonio atletico nazionale.



L’esercito, nella sua lunga storia in campo sportivo, assolve a un duplice compito: diffusione e promozione della pratica sportiva e conservazione del patrimonio atletico nazionale. Lo sport, infatti, rappresenta lo strumento più efficace per il raggiungimento di quell’equilibrio psicofisico che è sicuro fattore di successo per chi, come il militare, deve affrontare impegnative fasi di formazione culturale e professionale ed è chiamato poi a operare al limite delle proprie capacità e in situazioni ad alto rischio.

L’attività sportiva nella Forza Armata risponde dunque alla necessità di conseguire precisi obiettivi, che impongono la realizzazione delle più sicure condizioni di impiego del soldato, anche attraverso l’esaltazione delle sue qualità psicofisiche. I comandanti di ogni tempo hanno ricercato la più spinta applicazione di questo concetto, guardando al militare e allo sport come due realtà armonicamente integrate. Il generale La Marmora, ad esempio, non si stancava di ripetere ai suoi bersaglieri: “ginnastica fino alla frenesia”. L’abitudine alla disciplina e al rigore, la cura del corpo, la conoscenza delle proprie potenzialità, il miglioramento delle capacità relazionali con i compagni e gli avversari, pur nel gioco, sono istanze educative comuni sia nell’atleta che nel soldato. Lo sport diviene così strumento di un’autentica introspezione spirituale e primo passo per il proficuo e puntuale autocontrollo del singolo.

 

In sintesi, l’attività sportiva riveste certamente un’importante funzione pedagogica, idonea a travasare nei giovani la capacità di gestire al meglio le proprie potenzialità e a insegnare loro a «godere senza considerarsi perdenti e a vincere senza cadere in esaltazioni illusorie», secondo canoni formativi cui ogni buon educatore fa riferimento.

Con la fine della leva possiamo dire che ha avuto termine il lungo periodo durante il quale l’Esercito è stato temporaneo “custode” del patrimonio agonistico nazionale. Con il soldato professionista si è aperta una pagina nuova nell’ambito dello sport militare. Si è aperta una nuova epoca: quella che vede la Forza Armata impegnata per divenire protagonista nel ristretto e difficile ambito dello “sport d’eccellenza”.  Sul piano operativo tale volontà si è concretizzata nella istituzione di una nuova figura professionale, quella dell’”atleta militare”, al quale viene affidato il compito di rappresentare la Nazione e la Forza Armata nelle principali competizioni internazionali. L’atleta, al termine della carriera agonistica, lo vedrà artefice nella formazione del personale militare, in quanto diverrà un bacino privilegiato dove attingere per formare gli istruttori di educazione fisica da reimpiegare a seguito della sanzione di decadimento tecnico. Per la politica di reclutamento degli atleti d’eccellenza, iniziata nel 2005, con un bando di concorso ad hoc annuale (DPR n. 113 del 9 aprile 2005), la Forza Armata ha effettuato l’attesa svolta di qualità, ponendosi allo stesso livello delle altre Forze Armate/Corpi Armati dello Stato.

Attualmente gli atleti sono circa 350 unità, distribuiti in base alla disciplina sportiva praticata tra:

- Centro sportivo olimpico dell’Esercito di Roma (sport olimpici e Pentathlon militare)

- Reparto attività sportive di Courmayeur (sport invernali)

- Centro militare di equitazione di Montelibretti, Roma (sport equestri)

- Sezione di paracadutismo di Pisa

 

I risultati conseguiti negli ultimi anni e, in particolare, le olimpiadi in Brasile 2016 (8 medaglie: 2 ori, 3 argenti, 3 bronzi) sono frutto di un’attenta riorganizzazione del compito sportivo della Forza Armata e rendono conto dello straordinario contributo che l’Esercito fornisce allo sport. Oggi più che mai la Forza Armata è in condizioni di mantenere alto il prestigio nel quadro sportivo nazionale e internazionale, potendo contare su un complesso di forze che comprende uomini preparati, mezzi, materiali, strutture e servizi di prim’ordine. Tale situazione pone le opportune premesse per l’inserimento in modo permanente dell’Esercito tra le organizzazioni guida dello sport nazionale. Gli obiettivi che l’Esercito si è posto, nell’ambito del settore specifico, sono ambiziosi e si devono sviluppare anche mediante un’azione sinergica con le Federazioni sportive nazionali che possono guardare con sicurezza all’Esercito come a un’Istituzione selettiva, pronta a contribuire al rilancio dello sport italiano ai livelli che per tradizione e capacità agonistica competono all’Italia.

Questo impegno è finalizzato, sulla scia di Brasile 2016, ai prossimi obiettivi di indiscusso prestigio: rappresentare l’Italia e l’Esercito ai Giochi olimpici di Tokyo 2021 e alle Olimpiadi invernali di Pechino 2022.

Si tratta di un nuovo banco di prova per confermare l’efficacia e l’efficienza della nuova politica delle Forze Armate nel campo sportivo.

Gen. Brig. Dante Zampa
 (già Comandante del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito)



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