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15/12/2020

Il Santuario della Madonna di Graglia in un importante anniversario


Cuore pulsante del Santuario di Graglia è il sacello entro il quale si conserva una preziosa statua della Madonna di Loreto. Essa è opera di un artista di Torino e risulta realizzata nel 1620 ragion per cui corre quest'anno il 400° anniversario della creazione di tale simulacro



Cuore pulsante del Santuario di Graglia è il sacello entro il quale si conserva una preziosa statua della Madonna di Loreto. Essa è opera di un artista di Torino e risulta realizzata nel 1620 ragion per cui corre quest'anno il 400° anniversario della creazione di tale simulacro.
Il teologo Agostino Dal Pozzo, nel suo Ragguaglio della divotione della Madonna Santissima di Loreto, di Campra e di S. Carlo di Graglia pubblicato a Torino nel 1655, indicò come detta statua, protetta entro una nicchia chiusa da vetro, fosse conservata, all'interno del grande Santuario, entro una cappella costruita tenendo conto delle misure della Santa Casa di Loreto. Aggiunse che, in legno di pioppo, non era statua comune, bensì miracolosa, giacché elargiva grazie a quanti ad essa accorrevano fiduciosi. Indicò, inoltre, come essa, completamente coperta di "ormesino" celeste con ricami d'argento, mostrasse solo il volto di Maria e quello di Gesù Bambino, entrambi neri. Ed eccola la nostra statua: la Madonna, dai lineamenti geometrici, porta una capigliatura ondulata, incorniciante il volto, mentre il Bambino, nel viso tondeggiante, mostra capelli corti, sapientemente ricciuti. Questo piccolo Gesù con la mano destra benedice, mentre con la sinistra reca il globo che è simbolo del suo potere sul mondo.
L'altare, scolpito nella seconda metà del XVIII secolo, è in legno dipinto e dorato. Il tabernacolo, parimenti in legno dipinto e dorato, fu donato nel 1658 da Giovanni Giacomo Zanetto e Francesco Crosa.

La volta del sacello, dipinta da Nicola Arduino nel 1964, raffigura la Traslazione della Santa Casa.
Ma vediamo il Santuario che ingloba questa cappella. La prima pietra venne collocata nel 1659 e l'edificio, a croce greca, fu concluso nella seconda metà del XVIII secolo. L'ingegnere Pietro Arduzzi fu incaricato del progetto dal duca Carlo Emanuele II di Savoia. Si ebbe, a seguire, l'intervento dell'architetto Bernardo Vittone. La facciata, incompiuta, fu iniziata nel 1660 e portata allo stato presente nel 1769. La cupola è alta circa trentotto metri, con un finto cupolino; fu costruita verso il 1777. Il campanile fu eretto nel 1792.
All'interno del Santuario, la cappella ubicata sulla destra, in corrispondenza dell'ingresso, è dedicata alla Natività. Comprende statue in terracotta create verso il 1664 dallo statuario lombardo Francesco Pozzi. Questi fu autore, nello stesso tempo, delle statue, parimenti in terracotta, della cappella dell'Adorazione dei Magi innestata con le altre due cappelle della Circoncisione e della Presentazione di Gesù al Tempio entro il fianco sinistro del corpo architettonico della chiesa, con visione dall'esterno. Lo statuario Carlo Pagano creò le statue di queste due cappelle, mentre il pittore Prospero Antonio Placco ne decorò le pareti; l'impresa ebbe inizio nella prima cappella nel 1671 e nella seconda nel 1684.
La navata del Santuario si apre a destra nella cappella dei Santi Gerolamo e Paola; l'altare, in marmo policromo, fu scolpito da Stefano Albuzzi e Stefano Marchesi verso il 1790, mentre la tela è opera di Mauro Picenardi e risale al 1786.
La cappella corrispondente sulla sinistra è dedicata al Transito di San Giuseppe. Il suo altare è in marmo policromo e fu scolpito nel 1789-90 dai citati Albuzzi e Marchesi; la tela fu dipinta dal detto Picenardi nel 1789.
Il grandioso altare maggiore reca un'ancona in stucco e legno dorato, creata da Antonio Cattaneo su disegno dell'architetto Eusebio Perattone. Le statue in stucco sono di Pietro Cremona e risalgono agli anni 1828-29. La tela rappresenta la Santa Casa accompagnata dalla Madonna lauretana e dalle figure di San Carlo Borromeo e del beato Amedeo di Savoia; essa è opera di Giovanni Battista Grassi e risale al 1733. L'altare è in marmo policromo e fu scolpito nel 1826-27 da Stefano Catella con disegno del Perattone. Da notare la porticina del tabernacolo che, in legno dorato, raffigura la Cena di Emmaus e fu scolpita e dorata nel 1828 da Lorenzo Vigliani.
Notevole l'organo, opera di Felice Bossi e risalente al 1839.
Alquanto vivace la decorazione della volta e delle pareti della sacrestia, decorazione eseguita nel 1740 dal pittore sacerdote Antonio Domenico Saa. Vera chicca artistica è, poi, la cappella degli Esercizi che, posta sopra la sacrestia, fu decorata sulla volta e sulle pareti da Giovanni Battista Greggio e Giovanni Antonio Genta verso il 1740-41.
Fascinosa sulla volta della sala dell'Amministrazione la decorazione realizzata, come ho potuto scoprire rinvenendone il bozzetto firmato, dall'artista gragliese Cipriano Borrione il quale fu pure l'artefice della dipintura della zona adibita alla ristorazione. Ho potuto rintracciare alcuni suoi dipinti addirittura sotto intonaco in un ambiente ora adattato a dispensa ed ho potuto rinvenirne il bozzetto. Il Borrione, nato nel 1843 e morto nel 1914, ebbe il suo atelier a Biella in piazza della funicolare e fu molto ricercato.
L'imponente pseudochiostro, iniziato verso la metà del XVII secolo, subì nel corso del tempo ampliamenti notevoli. Il complesso dell'ospizio è composto da un grande numero di camere e di minialloggi, ambienti vivacemente decorati sulle volte da accattivanti scene di genere, elementi geometrici e fitomorfi.
Lungo la Galleria Gastaldi, che ospita mostre d'arte temporanee, si aprono le sale del Museo "Paolo Giovani Crida" che contempla tre percorsi di visita: la Natura morta e il paesaggio; la Fede; la Figura umana. Il Crida, nato nel 1886 e morto nel 1967, fu di origine gragliese ed a Torino ebbe un importante atelier frequentato da nobili ed alti prelati.
Importanti l'archivio storico e la biblioteca con circa 1500 testi perlopiù risalenti al '600 e al '700; si conservano anche 58 cinquecentine.
Una curiosità: da un certo punto delle alture di Graglia può essere provato l'effetto eco endecasillabo.

Claudia Ghirardello



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