In breve

04/08/2021

Congratulazioni al novello capogruppo Giorgio Pedroni e grazie ad Antonio Mosca, capogruppo uscente, per l'ottimo lavoro svolto!


04/08/2021

il Capogruppo di Zumaglia, Antonio Miceli consegna il libro verde al Sindaco sig.raElveziaDelvento , dopo la S. Messa celebrata da don Giuseppe.


02/08/2021

La giunta della città di Biella, in data 9 aprile 2021, ha deliberato e approvato il Conferimento della Cittadinanza Onoraria al “Milite Ignoto”


16/12/2020

Gianpiero Comotto è nato a Cossato il 27 aprile 1938.


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04/08/2021

Avvenne un giorno in Val Travenanzes presso la Furcia Rossa


Stranezze della vita!

“Il Ten. Lasta sul Col de Varda, correggo, il Ten. Varda sul Col di Lasta... così inizia lo speaker…



 

Era l’estate del 1962 ed era la prima grande manovra cui partecipavo, giovane ufficialetto, da pochi mesi assegnato ad un battaglione operativo al termine dell’iter formativo. Con il mio plotone di alpini al terzo giorno di esercitazione (scaglione 1/40 formato da veronesi, trentini e toscani con nessun altoatesino, a differenza del plotone 1/39 che per pochi mesi avevo comandato in precedenza e con cui avevo fatto il mio primo campo invernale. Per notizia io sono -secondo naja- del 3/39) avevo occupato e predisposto un caposaldo sul suddetto Col di Lasta. Detto colle è sito nell’alpe di Sennes, sbarra la Val Salata-Vallon Scuro, che a Castel Hubertus confluisce nella Valle del Boite sulla strada da Cimabanche a Cortina.  Di fatto blocca anche le penetrazioni dalla Val di Gotres che aggirerebbero il suddetto sbocco ove nel 1915 era sita la prima linea difensiva dell’esercito asburgico. Sul colle avevo trovato tracce di postazioni, camminamenti, etc. e dintorno tante buche che ritenevo conseguenza delle scuole di artiglieria e che invece, forse, risalivano alla guerra. Ma non lo sapevo e tanto meno ci riflettevo, tutto preso dal mio impegno nell’assolvere il compito affidatomi. L’esercitazione non era nata sotto una buona stella: nei due giorni precedenti l’Aeronautica era riuscita a centrare il nuovo acquedotto di Cortina, da pochissimo inaugurato, l’artiglieria aveva colpito il Rifugio Biella ed i paracadutisti erano stati lanciati nel posto sbagliato. Si capiva però che era una esercitazione importante, visto il gran numero di ufficiali generali e non, italiani e dell’Alleanza, nonché il divieto impostoci di scendere a Cortina, che si favoleggiava piena di turiste, durante i momenti liberi nelle giornate di preparazione.

Ma veniamo a noi.  Il terzo giorno cambia il tempo: pioggia, nevischio, nebbia, vento, schiarite.  Dal Col di Lasta non si vede molto; la Direzione Esercitazione, secondo il copione annuncia che… il Ten. Lasta sul Col de Varda, pardon, Varda - Lasta ha comunicato che si vede avanzare l’avversario… e quindi mi ordina di ripiegare sul secondo ordine di caposaldi, previo mantenimento del contatto senza farmi agganciare. Sintesi dell’esercitazione da parte di un caporale comandante di squadra: tenente, che si vinca o si perda, a noi sempre sbalzare tocca!

Passano gli anni, progredisco nella carriera, torno più volte nell’area che è sempre stata utilizzata per esercitazioni, ricordo con nostalgia e con il sorriso quell’esperienza da giovanissimo ufficiale inferiore, mai però collego i nomi di quei monti che contornano la zona - nomi epici come Tofane, Cristallo, Croda rossa, Lagazuoi - a qualcosa che possa essere a me legata. Conoscevo infatti assai poco della 1^ guerra mondiale vissuta da mio padre (classe 1984), sapevo che era stato ferito in Val Travenanzes (medaglia d’argento), del suo inverno trascorso su una Tofana, di una medaglia di bronzo che doveva essere d’argento, ma tutto ciò solo con brevi cenni riferiti a se stesso, sì da farli parere cose di poco conto. Ripeteva sempre che la conca di Cortina era la più bella delle Alpi e non capivo perché!

Ma un giorno “Era tuo parente, per caso, il Cap. Varda con il Gen. Cantore nel 1915 in Val Travenanzes? Sto leggendo un libro sulla guerra nelle Dolomiti e ad un certo punto ho trovato quel riferimento”. Così esordì qualche mese fa al telefono un mio ex allievo del 1963 allorché tenente comandavo il plotone cannoni ai corsi AUC. Certo, risposi, era mio padre. Proseguì: “una bella rampognata gli fece Cantore, però… però forse le cose nella guerra in Dolomiti sarebbero andate diversamente”. La telefonata mi riportò alla mente uno dei pochi episodi della vita militare di mio padre di cui egli mi parlò una volta senza alcun commento, allorché giovinetto, aprendo un libro, con all’interno alcune lettere di precisazioni all’autore, scoprii l’episodio. Alla telefonata ne seguirono altre, mi inviò il libro, io ricercai i libri riferiti alla guerra che avevo in casa, trovai annotazioni di mio padre, controllai il suo stato di servizio, sorse un tumulto nel mio animo nell’immaginare cosa dovessero essere state quelle giornate all’inizio delle ostilità e nel ripensare come venivano impiegati gli alpini. Devo però fare un passo indietro nel tempo rispetto a quell’episodio.  Mio padre, capitano, era al btg. Pieve di Cadore, il suo Comandante era Buffa di Perrero (medaglia d’oro); sede Pieve di Cadore cioè sul confine dell’epoca. Gli ufficiali piemontesi che servivano nei reparti cadorini, essendo conoscitori della zona, vennero distaccati nei battaglioni alpini che affluivano dal Piemonte, così mio padre valsegusino di Chiomonte assunse il comando della 30 cp. del Fenestrelle (btg. sostanzialmente costituito da alpini valdesi) e, guarda caso, anche la 83 cp. dello stesso btg. venne affidata al Cap. Baccon, anch’egli chamousin. In realtà, i reparti alpini all’inizio delle ostilità erano pochi e venivano impiegati quali esploratori sul davanti e per la sicurezza sui fianchi delle colonne che muovevano contro le linee avversarie. La 30 cp fu subito impiegata nei combattimenti fra cui quelli iniziati il 13 giugno che investirono tutto il fronte dolomitico.

Ricordo in tale contesto un episodio singolare, narratomi da mio padre.  La compagnia era stata bloccata ad un passaggio obbligato dal preciso tiro di un cecchino sudtirolese che già aveva posto fuori combattimento due alpini. A tal punto mio padre, arrampicandosi su rocce fuori dalla vista del tiratore e, né visto né sentito, giunge sopra di lui. Poteva sparargli ed ucciderlo, armato come era di moschetto, ma non ha avuto l’animo di farlo a sangue freddo e così impugnata l’arma per la canna a mo’ di randello, l’ha calata con violenza sull’elmetto dell’uomo, stordendolo. In tal modo quel Teufel (diavolo) di italiano sbloccò la situazione, così raccontava anni dopo il cecchino che per il resto della vita soffrì di gravi emicranie.

Questa è una divagazione su ciò che sto narrando ma chiarisce come si faticava a procedere in terreni così impervi e come a poco potessero servire i tiri delle armi pesanti. In questi combattimenti troviamo la 30 cp. in Val di Gotres; interessante è il foglio d’ordini del 17 giugno ore 14.30 indirizzato al Cap. Varda degli alpini -quota 2056- dal Comando del 23° Fanteria che premette, cito testualmente “il plauso per la bella condotta della sua colonna” e dà disposizioni “questa notte non dopo mezzanotte si dovrà d’ordine del Comando di Divisione continuare l’operazione. Prima dell’imbrunire sarà eseguito un potente tiro di artiglieria su q. 2056, sulle creste circostanti e sul camminamento che scende lungo la sponda orientale di Val di Gotres”. L’operazione di cui si parla credo che non abbia avuto luogo perché sospesa proprio in quella notte in quanto nei settori limitrofi non aveva avuto successo. Come si vede la 30 cp. aveva ben operato ed a dirlo era il Magg. Zoppi, il futuro famoso primo comandante degli Arditi. Ed è proprio da questi ordini che scopro che io, sul Col di Lasta, recitavo la parte del nemico dell’epoca e che gli ipotetici uomini che, quasi fantasmi, avanzavano di notte nella nebbia erano gli alpini di mio padre.  Passano i giorni, siamo ai primi di luglio del 1915, guerra iniziata da un mese e mezzo, progressi pochi, le Dolomiti sono una barriera di rocce, con valli incassate tra pareti verticali, di difficile percorrenza. Il Gen. Cantore freme!  Non si riescono a perforare le difese: giungiamo finalmente all’episodio che mi ha indotto a questo scritto. Viene tentato un nuovo aggiramento, sì da poter superare gli sbarramenti della Val Parola, scendere nella Val Badia puntando alla Val Pusteria etc. etc.

Il Gen. Cantore, che credo conoscesse mio padre sin dalla guerra di Libia, ove meritò due medaglie di bronzo, con una colonna del 23° fanteria di Zoppi con ai fianchi le due cp. del Fenestrelle penetra l’8 di luglio nella Val Travenanzes (siamo sempre lì, da un lato  si tenta in Val di Gotres, dall’altro in Val Travenanzes) e procede per un paio di giorni. Anche qui un altro episodio singolare: quando i reparti si fermavano assumevano una formazione di protezione a 360 gradi, come da esperienze nel deserto libico. Un caporale che con la squadra vigilava la parte da cui erano provenuti e quindi opposta al nemico (anche oggi si fa così nei caposaldi, si chiama fronte di gola) venne colpito ad un gluteo da un colpo austriaco. Il bravo alpino, mentre veniva sgomberato, richiese ed ottenne dal capitano la dichiarazione che non era stato colpito mentre stava fuggendo!

La colonna procede lentamente a causa del fuoco nemico e del terreno impervio che non consente spiegamento. Al terzo giorno, stante il fondamentale principio di garantirsi la sicurezza, il comandante della 30 cp. che assicurava la protezione sulla destra manda una pattuglia, di cui si conosce il nome del graduato comandante, ad occupare la cresta che domina la valle (monte Castello – Furcia Rossa) e la trova sgombra. Allora il capitano (sempre mio padre) intuendo che dominare la cresta è la carta vincente che permetterebbe di penetrare nel fianco e di aggirare il nemico, invia un plotone a supporto della squadra, ma il gen. Cantore, informato in merito, ritenendo il percorso troppo arduo ed essendo un assertore dell’attacco diretto dal fondo valle, redarguendo mio padre, ordina il ritiro degli alpini: ecco la rampognata! Mossa descritta come inspiegabile dallo stesso nemico che immediatamente invia consistenti truppe ad occupare la catena. Siamo all’11 luglio, quarto giorno; risultato: obiettivo non raggiunto, ripiegamento sulle basi di partenza, mio padre ferito nella giornata. Tornerà dopo il ricovero e la convalescenza a comandare la 30 cp. ed inizierà  il duro inverno 1915-16 sulla Tofana terza. Il Gen. Cantore verrà colpito a morte il 20 luglio alla Forcella di Fontananegra, da dove guardava la Val Travenanzes, ormai divenuta il suo vero cruccio.

Se guardate una carta topografica scoprirete quanto ristretta sia l’area in cui si sono sviluppati gli avvenimenti. Se non ci fosse stato l’errato intervento di Cantore la guerra nelle Dolomiti avrebbe probabilmente preso una piega diversa: si sarebbe aggirata la val Parola, forse giunti in Val Pusteria, scesi a tagliare la via del Brennero, chissà! Ma la storia non si fa con i “se”. Però, con maggiore probabilità, mio padre non sarebbe stato ferito in Val Travenanzes, Cantore non sarebbe morto alla Forcella di Fontananegra e forse gli alpini della 30 cp. non avrebbero sognato dalle loro postazioni sulla Tofana il riposo nella Conca di Cortina la  più bella delle Alpi. 

Ci voleva la telefonata dell’amico a risvegliare il ricordo del racconto fattomi da mio padre circa la decisione di Cantore, dell’esercitazione al Col di Lasta e di quella parentesi della mia gioventù in cui mi aggiravo, oltre che per servizio anche con mire alpinistiche tra le cime cortinesi, senza rendermi conto che fra quei monti mio padre con i suoi alpini visse l’inizio della Grande Guerra.

Nota: Quanto da me raccontato è riportato su molti libri sia italiani che austriaci, facilmente reperibili in libreria.  

 



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