In breve

02/04/2018

Targa di ringraziamento al Gruppo di Valdengo


02/04/2018

Celebrata la cerimonia della benedizione della statua del alpino


02/04/2018

Dopo 47 anni si sono ritrovati, in occasione della cerimonia del cambio del Comandante al CAA di Aosta


02/04/2018

Fortunatamente esistono ancora persone di buona volontà ed impegno come Luigi Ploner, della Tecno Meccanica B.se di Camburzano.


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Padre Giovanni BREVI


PADRE GIOVANNI BREVI

Padre Giovanni Brevi

Nacque a Bagnatica il 24 gennaio 1908, figlio di Pasquale e di Albina Sala, ma subito dopo la sua nascita la famiglia si trasferì nel biellese e poi a Gazzaniga, provincia di Bergamo.Fin da giovane sente la vocazione missionaria e inizia gli studi nella Scuola Apostolica del Sacro Cuore di Albino, Bergamo, proseguendo poi gli studi teologici nel Seminario di Bologna. Ordinato sacerdote dal cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano nel 1934, l'anno successivo parte per le missioni nel Camerun francese dove lavora in mezzo ai lebbrosi. Subito dopo l'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940, viene internato dalle autorità francesi in un campo di concentramento. Liberato nel mese di novembre, rientra in Italia entrando nell'Ordinariato militare.

Nel mese di dicembre, nominato Tenente Cappellano militare, parte per l'Albania assegnato al Battaglione alpini "L'Aquila", 9º Reggimento, 3ª Divisione alpina "Julia", e con questo reparto partecipa alle operazioni di guerra sul fronte greco. Nell'agosto 1941 viene trasferito al Battaglione "Val Cismon", sempre appartenente al 9º Reggimento. Nel corso del maggio del 1942 rimpatria insieme a tutta la divisione che, dopo tre mesi di addestramento, il 15 agosto parte per il fronte russo, assegnata all'ARMIR. Viene fatto prigioniero dalle truppe sovietiche il 12 gennaio 1943 sulla strada Rossoš-Valujki, nel corso dell'Operazione Piccolo Saturno.

Il fatto di essere prete ed ufficiale gli valgono un "trattamento speciale" per fargli abiurare la fede e la patria, venendo rinchiuso in un campo di punizione. Scrive alla famiglia:

« ... vitto, alloggio, trattamento non sono buoni. Non ci danno nemmeno quello che prescrivono le leggi del posto. Ma io rimango sempre sacerdote, ufficiale, cattolico, italiano. Ogni prova mi reca onore. Ogni insulto e calunnia fortifica. Pronto a venire a casa come a lasciare la pelle qua. »

Alle torture e alle privazioni risponde con maggior impegno nell'aiuto dei compagni di prigionia, inventa sempre nuove vie per poter celebrare messa, inizia scioperi della fame per il trattamento a cui sono sottoposti i prigionieri.

Un documento russo del 1949 scritto dal Ministro degli interni Sergej Nikiforovič Kruglov a Vjačeslav Michajlovič Molotov cita:

« ... Fervente fascista, uno degli organizzatori di due scioperi della fame provocatori. Durante una perquisizione gli è stato sequestrato un taccuino nel quale registrava i nomi dei prigionieri deceduti... »

Subisce tre processi, è condannato a trent'anni di lavori forzati da passare nei gulag, gira 36 campi, dal Mar Nero alla Siberia. Per dodici anni continua a pregare per i moribondi, alleviare le sofferenze dei vivi, difendere i prigionieri. Il 5 agosto 1951 gli viene concessa la Medaglia d'oro al valor militare a vivente ma viene liberato solo dopo la morte di Josif Stalin, e può rientrare in Italia il 14 gennaio 1954.

Nel 1955 viene pubblicato dall'Editore Garzanti di Milano, a cura del giornalista Franco Di Bella, il suo libro di memorie Russia 1942-1954, che è stato più volte ristampato.

Dopo un breve periodo di riposo riprende il suo servizio di cappellano militare nella Guardia di Finanza, assegnato alla 2ª Legione di Torino. Promosso capitano nel 1958 e capellano militare capo nel 1961, si congeda nel 1976 con il grado di Maggiore, ritirandosi nella casa di famiglia a Ronco Biellese, dove muore il 31 gennaio 1998.

 

Medaglia d'oro al valor militare
«Apostolo della fede, martire del patriottismo, in ogni situazione, in ogni momento si offriva e si prodigava in favore dei bisognosi, noncurante della sua stessa persona. Sacerdote caritatevole ed illuminato, infermiere premuroso ed amorevole, curava generosamente gli infetti di mortali epidemie. Intransigente patriota, con adamantina fierezza, affrontava pericoli e disagi, senza mai piegarsi a lusinghe e minacce. Di fronte ai doveri ed alla dignità di soldato e di italiano preferiva affrontare le sofferenze e il pericolo di morte pur di non cedere. Eroicamente guadagnava il martirio ai lavori forzati. Esempio sublime di pura fede e di quanto possa un apostolo di Cristo ed un soldato della Patria.»
- Prigionia in Russia, 1942-1954.
- Presidente della Repubblica 5 agosto 1951


Croce di guerra al valor militare 
«Cappellano militare di un battaglione alpino, durante un intenso bombardamento si portava in luogo fortemente battuto per dare il conforto della fede ai militari colpiti a morte e, noncurante dell'intenso tiro di armi automatiche nemiche, si recava oltre le nostre linee per ricuperare alcune salme e dar loro onorata sepoltura.»
- Mari Scindeli (fronte greco), 11 marzo-11 aprile 1941.

 


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